La forza di Coulomb descrive l’interazione diretta tra due cariche, ma esiste un modo più generale e potente di pensare a questa interazione: ogni carica genera un campo elettrico nello spazio circostante, e le altre cariche sentono la forza proprio attraverso questo campo. Questa idea, dovuta a Michael Faraday, sposta l’attenzione dalla coppia di cariche allo spazio stesso, che diventa il protagonista fisico.

In questa sezione si introduce la definizione di campo elettrico, il paradigma visivo delle linee di campo con le sue cinque regole, il metodo quantitativo per ricavare l’intensità dalla densità di linee, il concetto di superficie equipotenziale e infine le due strategie complementari per calcolare il campo in un punto.

Prova tu — simulatore di elettrostatica

Disponi le cariche e osserva linee di campo e superfici equipotenziali: il campo elettrico reso visibile.

Simulatore Elettrostatica di Paul Falstad.

Coulomb’s force describes the direct interaction between two charges, but there is a more general and powerful way of thinking about this interaction: every charge generates an electric field in the surrounding space, and other charges feel the force precisely through this field. This idea, due to Michael Faraday, shifts the attention from the pair of charges to space itself, which becomes the physical protagonist.

This section introduces the definition of the electric field, the visual paradigm of field lines with its five rules, the quantitative method for finding the strength from the line density, the concept of the equipotential surface, and finally the two complementary strategies for calculating the field at a point.

Try it — electrostatics simulator

Place charges and watch field lines and equipotential surfaces: the electric field made visible.

Electrostatics simulator by Paul Falstad.

La forza di Coulomb ci dice come due cariche si attraggono o si respingono, ma richiede di pensare sempre a una coppia di oggetti che agiscono direttamente l’uno sull’altro. Il campo elettrico offre una prospettiva più feconda: ogni carica modifica lo spazio attorno a sé, creando in ogni punto una grandezza vettoriale E\vec{E}; un’altra carica, posta in quel punto, sente la forza attraverso questo campo, senza bisogno di riferirsi direttamente alla sorgente lontana. Lo spazio smette di essere un contenitore passivo e diventa il vero mediatore dell’interazione.

Storia — Faraday e l'idea di campo

Michael Faraday (1791–1867) era figlio di un fabbro e a tredici anni divenne apprendista rilegatore. Fu proprio leggendo l’articolo sull’elettricità nell’Encyclopædia Britannica, che rilegava quotidianamente, che si appassionò alla scienza. La vigilia di Natale del 1812 ricevette una lettera dal grande chimico Humphry Davy che lo accettava come assistente di laboratorio alla Royal Institution (Guillen 1995, pp. 132–140) — vedi Riferimenti bibliografici.

Quasi completamente autodidatta, Faraday non padroneggiava la matematica avanzata. Fu forse proprio per questo che arrivò a un’intuizione che i matematici non potevano avere: invece di pensare alla forza elettrica come un‘“azione a distanza” tra cariche, immaginò lo spazio riempito di linee di forza, un campo che permea tutto lo spazio. Questa visione, tradotta poi in equazioni da Maxwell, divenne il pilastro della fisica moderna (Simonyi 2012, pp. 329–351).

Principio — Campo elettrico

Il campo elettrico generato da una carica puntiforme QQ a distanza rr è: E=kQr2r^\ev{\vec{E} = k\,\frac{Q}{r^2}\,\uv{r}} Il campo punta radialmente verso l’esterno se Q>0Q > 0, verso l’interno se Q<0Q < 0.

L’intensità del campo diminuisce con il quadrato della distanza, esattamente come la forza di Coulomb: è la stessa legge fisica, ma riletta come proprietà dello spazio anziché come interazione fra due corpi.

Formula chiave

E=kQr2|\vec{E}| = k\,\frac{|Q|}{r^2} F=qE\vec{F} = q\,\vec{E} La forza su una carica di prova qq è semplicemente qq moltiplicato per il campo.

La relazione F=qE\vec{F} = q\,\vec{E} è il ponte fra il campo e ciò che possiamo misurare: una carica di prova qq immersa nel campo sente una forza pari al prodotto della sua carica per il campo locale. Questa separazione porta con sé un vantaggio concettuale enorme, perché spezza ogni problema di elettrostatica in due parti indipendenti:

  1. calcolare il campo creato dalle sorgenti, che dipende solo dalla distribuzione di carica che genera il campo;
  2. calcolare la forza sentita dalla carica di prova, moltiplicando semplicemente il campo per qq.

In questo modo lo studio delle sorgenti (parte 1) è del tutto slegato dallo studio dell’effetto sulla carica di prova (parte 2): possiamo mappare il campo una volta per tutte e poi usarlo per qualunque carica vogliamo inserire.

Note

Questo modo di vedere il campo fu introdotto da Faraday molto prima che le equazioni di Maxwell lo formalizzassero. Oggi rimane lo strumento visivo fondamentale per capire l’elettromagnetismo.

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Esercizi collegati: Campo di una carica puntiforme a 9 cm · Drill distanza per un dato campo · Ranking del campo a varie configurazioni

Coulomb’s force tells us how two charges attract or repel each other, but it always requires thinking of a pair of objects acting directly on one another. The electric field offers a more fruitful perspective: every charge modifies the space around it, creating at every point a vector quantity E\vec{E}; another charge, placed at that point, feels the force through this field, without needing to refer directly to the distant source. Space stops being a passive container and becomes the true mediator of the interaction.

History — Faraday and the idea of the field

Michael Faraday (1791–1867) was the son of a blacksmith and at thirteen became a bookbinder’s apprentice. It was precisely by reading the article on electricity in the Encyclopædia Britannica, which he bound daily, that he became passionate about science. On Christmas Eve 1812 he received a letter from the great chemist Humphry Davy accepting him as a laboratory assistant at the Royal Institution (Guillen 1995, pp. 132–140) — see Riferimenti bibliografici.

Almost entirely self-taught, Faraday did not master advanced mathematics. It was perhaps precisely for this reason that he arrived at an insight the mathematicians could not have: instead of thinking of the electric force as an “action at a distance” between charges, he imagined space filled with lines of force, a field that permeates all of space. This vision, later translated into equations by Maxwell, became a pillar of modern physics (Simonyi 2012, pp. 329–351).

Principle — Electric field

The electric field generated by a point charge QQ at distance rr is: E=kQr2r^\ev{\vec{E} = k\,\frac{Q}{r^2}\,\uv{r}} The field points radially outward if Q>0Q > 0, inward if Q<0Q < 0.

The strength of the field decreases with the square of the distance, exactly like Coulomb’s force: it is the same physical law, but reread as a property of space rather than as an interaction between two bodies.

Key formula

E=kQr2|\vec{E}| = k\,\frac{|Q|}{r^2} F=qE\vec{F} = q\,\vec{E} The force on a test charge qq is simply qq multiplied by the field.

The relation F=qE\vec{F} = q\,\vec{E} is the bridge between the field and what we can measure: a test charge qq immersed in the field feels a force equal to the product of its charge and the local field. This separation brings with it an enormous conceptual advantage, because it splits every electrostatics problem into two independent parts:

  1. calculating the field created by the sources, which depends only on the charge distribution that generates the field;
  2. calculating the force felt by the test charge, simply by multiplying the field by qq.

In this way the study of the sources (part 1) is entirely detached from the study of the effect on the test charge (part 2): we can map the field once and for all and then use it for whatever charge we want to place in it.

Note

This way of seeing the field was introduced by Faraday well before Maxwell’s equations formalised it. Today it remains the fundamental visual tool for understanding electromagnetism.

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Esercizi collegati: Field of a point charge at 9 cm · Distance drill for a given field · Ranking the field across various configurations

Le linee di campo sono curve orientate che rappresentano il vettore E\vec{E} punto per punto: sono il modo di Faraday di disegnare il campo, rendendo visibile una grandezza altrimenti astratta. Il loro significato completo si raccoglie in cinque regole, che permettono di leggere direzione, verso e intensità del campo direttamente da un diagramma.

Principio — Le cinque regole delle linee di campo

  1. Origine e arrivo. Le linee escono dalle cariche positive ed entrano nelle cariche negative. Se il sistema non è neutro nel complesso, alcune linee arrivano da, o fuggono verso, l’infinito.
  2. Tangenza. In ogni punto dello spazio la linea di campo è tangente al vettore E\vec{E} in quel punto.
  3. Non incrocio. Due linee di campo non si incrociano mai, perché il campo ha un’unica direzione ben definita in ogni punto.
  4. Densità e intensità. La densità di linee (numero di linee per unità di area perpendicolare) è proporzionale a E|\vec{E}|: dove le linee sono più fitte il campo è più intenso.
  5. Numero e carica. Il numero di linee uscenti da una carica QQ è proporzionale a Q|Q|. Se una carica ha il doppio delle linee di un’altra, ha il doppio della carica.

Queste regole non sono arbitrarie: la tangenza (regola 2) e il non incrocio (regola 3) esprimono il fatto che E\vec{E} è un campo vettoriale con un unico valore in ogni punto; la densità (regola 4) traduce visivamente l’intensità; e la proporzionalità con la carica (regola 5) è la chiave che rende il paradigma quantitativo, permettendo di contare le linee al posto di risolvere integrali.

Schermatura elettrostatica

Un sistema si dice schermato se non ci sono linee di campo che arrivano dall’infinito o vi fuggono: tutte le linee collegano cariche interne al sistema. Il conduttore in equilibrio è l’esempio più importante (gabbia di Faraday): all’interno di un guscio conduttore il campo elettrico è sempre nullo, indipendentemente dal campo esterno.

Le configurazioni fondamentali

Nelle figure seguenti si vedono le linee di campo per le configurazioni fondamentali: la carica isolata, due cariche uguali, il dipolo e il piano infinito.

Linee di campo di una carica puntiforme positiva (sinistra) e negativa (destra). Le linee hanno simmetria sferica: escono/entrano in modo radiale e si diradano all’allontanarsi dalla carica (E1/r2E \propto 1/r^2).

Linee di campo per due cariche uguali +Q/+Q+Q/+Q (repulsione). Nessuna linea collega le due cariche: tutte fuggono verso l’infinito. Il punto neutro (P.N.) al centro è il punto dove i due campi si annullano; le linee lo evitano.

Linee di campo del dipolo elettrico +Q/Q+Q/-Q. Le linee escono dal polo positivo ed entrano in quello negativo. Le linee più vicine all’asse connettono i due poli direttamente; quelle esterne fanno un ampio arco. Nessuna linea va all’infinito (sistema totalmente schermato).

Linee di campo di un piano infinito uniformemente carico (densità superficiale σ>0\sigma > 0). Le linee escono perpendicolarmente al piano su entrambi i lati, sono parallele ed equidistanti: il campo è uniforme e non dipende dalla distanza dal piano.

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Esercizi collegati: Dipolo e carica di prova · Esercizio svolto — dipolo elettrico sull’asse · Dipolo in campo uniforme

Field lines are oriented curves that represent the vector E\vec{E} point by point: they are Faraday’s way of drawing the field, making visible a quantity that would otherwise be abstract. Their full meaning is captured in five rules, which allow us to read direction, orientation and strength of the field directly from a diagram.

Principle — The five rules of field lines

  1. Origin and arrival. Lines emerge from positive charges and enter negative charges. If the system as a whole is not neutral, some lines arrive from, or escape towards, infinity.
  2. Tangency. At every point in space the field line is tangent to the vector E\vec{E} at that point.
  3. No crossing. Two field lines never cross, because the field has a single well-defined direction at every point.
  4. Density and strength. The density of lines (number of lines per unit area perpendicular to them) is proportional to E|\vec{E}|: where the lines are denser the field is stronger.
  5. Number and charge. The number of lines emerging from a charge QQ is proportional to Q|Q|. If one charge has twice as many lines as another, it has twice the charge.

These rules are not arbitrary: tangency (rule 2) and no crossing (rule 3) express the fact that E\vec{E} is a vector field with a single value at every point; density (rule 4) visually translates the field strength; and proportionality with charge (rule 5) is the key that makes the paradigm quantitative, allowing us to count lines instead of solving integrals.

Electrostatic shielding

A system is said to be shielded if there are no field lines arriving from or escaping to infinity: all lines connect charges internal to the system. The conductor in equilibrium is the most important example (Faraday cage): inside a conducting shell the electric field is always zero, regardless of the external field.

The fundamental configurations

In the figures below we see the field lines for the fundamental configurations: the isolated charge, two equal charges, the dipole and the infinite plane.

Field lines of a positive (left) and negative (right) point charge. The lines have spherical symmetry: they emerge/enter radially and thin out with distance from the charge (E1/r2E \propto 1/r^2).

Field lines for two equal charges +Q/+Q+Q/+Q (repulsion). No line connects the two charges: all escape towards infinity. The neutral point (P.N.) at the centre is where the two fields cancel out; the lines avoid it.

Field lines of the electric dipole +Q/Q+Q/-Q. The lines emerge from the positive pole and enter the negative one. The lines closest to the axis connect the two poles directly; the outer ones make a wide arc. No line goes to infinity (fully shielded system).

Field lines of an infinite uniformly charged plane (surface density σ>0\sigma > 0). The lines emerge perpendicular to the plane on both sides, are parallel and equally spaced: the field is uniform and does not depend on the distance from the plane.

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Esercizi collegati: Dipole and test charge · Worked exercise — electric dipole on the axis · Dipole in a uniform field

Le cinque regole delle linee di campo diventano quantitative con una semplice scelta di convenzione: si stabilisce che ogni linea di campo “rappresenti” la stessa quantità di carica. Una volta fissato questo valore, l’intensità del campo si può ricavare contando le linee, senza dover risolvere alcun integrale. È il salto che trasforma un’immagine intuitiva in uno strumento di calcolo.

Principio — Calcolo di E|\vec{E}| dalla densità di linee

Scegli in un punto una piccola superficie SS_\perp perpendicolare alle linee di campo. Sia NN la carica equivalente (in coulomb) delle linee che la attraversano. Allora: E=4πkNS\ev{|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{N}{S_\perp}}

Il cuore dell’idea è che l’intensità del campo coincide con la densità di linee: quanto più le linee si affollano attraversando una data superficie, tanto più intenso è il campo in quel punto. La superficie deve essere perpendicolare alle linee proprio perché conti solo le linee che la “forano” davvero, non quelle che la sfiorano di taglio.

Formula chiave

Linee di campo: E=4πkNS|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{N}{S_\perp} dove NN è la carica equivalente delle linee che attraversano SS_\perp, superficie perpendicolare al campo.

Ricorda: 4πk=1/ε04\pi k = 1/\varepsilon_0.

Questa formula è il metodo operativo del paradigma di Faraday: non serve conoscere né la carica QQ delle sorgenti né la distanza rr, basta contare le linee che attraversano una superficie perpendicolare. La costante 4πk4\pi k, che possiamo anche scrivere come 1/ε01/\varepsilon_0, fa da ponte fra la geometria delle linee e le unità fisiche del campo.

Esempio — Verifica su carica puntiforme

Da una carica QQ escono N=QN = Q coulomb di linee (per la regola 5). A distanza rr, queste linee si distribuiscono uniformemente su una sfera di area S=4πr2S_\perp = 4\pi r^2. Quindi: E=4πkQ4πr2=kQr2|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{Q}{4\pi r^2} = k\,\frac{Q}{r^2} Ritroviamo esattamente il campo della carica puntiforme: la formula del conteggio è coerente con la legge di Coulomb.

Il conto tornante non è una coincidenza: la simmetria sferica fa sì che tutte le linee attraversino la sfera perpendicolarmente e in modo uniforme, così la densità N/SN/S_\perp è la stessa in ogni punto della superficie e si semplifica pulita nella 1/r21/r^2 attesa.

Il metodo della superficie perpendicolare: si sceglie SS_\perp ortogonale alle linee di campo (in verde) e si conta quante linee la forano (N=7N = 7 in questo esempio). Il campo vale E=4πkN/S|\vec{E}| = 4\pi k\, N/S_\perp. Dove le linee sono più fitte, N/SN/S_\perp è maggiore, quindi il campo è più intenso.

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Argomenti: Campo elettrico e potenziale · Elettrostatica Concetti: Campo elettrico Competenze: Principio di sovrapposizione

Esercizi collegati: Schermo e carica in un conduttore cavo · Leggere le linee di campo · Dipolo e carica di prova

The five rules of field lines become quantitative with a simple choice of convention: we establish that each field line “represents” the same amount of charge. Once this value is fixed, the field strength can be found by counting the lines, without having to solve any integral. This is the leap that turns an intuitive picture into a calculation tool.

Principle — Calculating E|\vec{E}| from the line density

Choose at a point a small surface SS_\perp perpendicular to the field lines. Let NN be the equivalent charge (in coulombs) of the lines that cross it. Then: E=4πkNS\ev{|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{N}{S_\perp}}

The heart of the idea is that the field strength coincides with the line density: the more crowded the lines are as they cross a given surface, the stronger the field is at that point. The surface must be perpendicular to the lines precisely so that only the lines that truly “pierce” it are counted, not the ones that graze it edge-on.

Key formula

Field lines: E=4πkNS|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{N}{S_\perp} where NN is the equivalent charge of the lines crossing SS_\perp, a surface perpendicular to the field.

Remember: 4πk=1/ε04\pi k = 1/\varepsilon_0.

This formula is the operational method of Faraday’s paradigm: there is no need to know either the charge QQ of the sources or the distance rr — it is enough to count the lines crossing a perpendicular surface. The constant 4πk4\pi k, which we can also write as 1/ε01/\varepsilon_0, bridges the geometry of the lines with the physical units of the field.

Example — Verification on a point charge

From a charge QQ there emerge N=QN = Q coulombs of lines (by rule 5). At distance rr, these lines spread uniformly over a sphere of area S=4πr2S_\perp = 4\pi r^2. Hence: E=4πkQ4πr2=kQr2|\vec{E}| = 4\pi k\,\frac{Q}{4\pi r^2} = k\,\frac{Q}{r^2} We recover exactly the field of the point charge: the counting formula is consistent with Coulomb’s law.

This neat consistency is no coincidence: spherical symmetry ensures that all lines cross the sphere perpendicularly and uniformly, so the density N/SN/S_\perp is the same at every point on the surface and simplifies cleanly to the expected 1/r21/r^2.

The perpendicular-surface method: we choose SS_\perp orthogonal to the field lines (in green) and count how many lines pierce it (N=7N = 7 in this example). The field is E=4πkN/S|\vec{E}| = 4\pi k\, N/S_\perp. Where the lines are denser, N/SN/S_\perp is larger, so the field is stronger.

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Esercizi collegati: Shield and charge in a hollow conductor · Reading the field lines · Dipole and test charge

Una superficie equipotenziale è il luogo geometrico dei punti dove il potenziale VV assume lo stesso valore. In due dimensioni si parla più propriamente di linee equipotenziali. Se le linee di campo mostrano la direzione della forza, le equipotenziali mostrano il “rilievo” del potenziale: sono come le curve di livello di una mappa topografica, che uniscono i punti alla stessa quota.

Le proprietà fondamentali sono tre:

  • Le superfici equipotenziali sono perpendicolari alle linee di campo in ogni punto. Se così non fosse, il campo avrebbe una componente lungo la superficie e il potenziale non sarebbe costante su di essa.
  • Per spostare una carica lungo un’equipotenziale non occorre fare lavoro: ΔV=0W=0\Delta V = 0 \Rightarrow W = 0. Muoversi su una equipotenziale è come camminare in piano, senza salire né scendere.
  • Dove le equipotenziali sono più fitte (ravvicinate), il campo è più intenso, perché lo stesso salto di potenziale avviene in uno spazio più piccolo.

Quest’ultima proprietà è particolarmente utile: permette di leggere l’intensità del campo direttamente da un diagramma di equipotenziali, senza dover calcolare alcuna derivata.

Regola pratica

EΔVΔd|\vec{E}| \approx \left|\frac{\Delta V}{\Delta d}\right| dove Δd\Delta d è la distanza tra due equipotenziali vicine con differenza di potenziale ΔV\Delta V.

Carica puntiforme positiva: le equipotenziali (cerchi tratteggiati, valori in volt) sono perpendicolari alle linee di campo (frecce blu). Le equipotenziali si diradano all’aumentare di rr perché V=kQ/rV = kQ/r decresce lentamente.

Dipolo: le equipotenziali (tratteggiato dorato) sono curve chiuse attorno a ciascun polo. Il piano mediano perpendicolare all’asse è l’equipotenziale V=0V=0. Le linee di campo (frecce blu) intersecano sempre perpendicolarmente le equipotenziali.

Condensatore piano: il campo è uniforme (linee parallele ed equidistanti). Le equipotenziali (tratteggiato dorato) sono piani paralleli alle piastre. La distanza tra le equipotenziali è costante perché E=ΔV/Δd|\vec{E}| = |\Delta V / \Delta d| è costante.

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Esercizi collegati: Vero o falso su campo e potenziale · Differenza di potenziale nube-suolo · Le linee di campo non si incrociano

An equipotential surface is the geometric locus of points where the potential VV takes the same value. In two dimensions we more properly speak of equipotential lines. If field lines show the direction of the force, equipotentials show the “relief” of the potential: they are like the contour lines of a topographic map, joining points at the same height.

The fundamental properties are three:

  • Equipotential surfaces are perpendicular to field lines at every point. If this were not so, the field would have a component along the surface and the potential would not be constant on it.
  • Moving a charge along an equipotential requires no work: ΔV=0W=0\Delta V = 0 \Rightarrow W = 0. Moving along an equipotential is like walking on flat ground, neither climbing nor descending.
  • Where equipotentials are denser (closer together), the field is stronger, because the same potential jump occurs over a smaller distance.

This last property is particularly useful: it allows us to read the field strength directly from an equipotential diagram, without having to compute any derivative.

Rule of thumb

EΔVΔd|\vec{E}| \approx \left|\frac{\Delta V}{\Delta d}\right| where Δd\Delta d is the distance between two nearby equipotentials with potential difference ΔV\Delta V.

Positive point charge: the equipotentials (dashed circles, values in volts) are perpendicular to the field lines (blue arrows). The equipotentials spread out as rr increases because V=kQ/rV = kQ/r decreases slowly.

Dipole: the equipotentials (golden dashed) are closed curves around each pole. The median plane perpendicular to the axis is the V=0V=0 equipotential. The field lines (blue arrows) always intersect the equipotentials perpendicularly.

Parallel-plate capacitor: the field is uniform (parallel, equally spaced lines). The equipotentials (golden dashed) are planes parallel to the plates. The distance between equipotentials is constant because E=ΔV/Δd|\vec{E}| = |\Delta V / \Delta d| is constant.

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Dai concetti precedenti — linee di campo, densità di linee ed equipotenziali — emergono due strategie complementari per ricavare il campo E\vec{E} in un punto. La prima parte dalle sorgenti e dalle linee di campo, la seconda dal potenziale e dalle equipotenziali: sono due porte d’ingresso allo stesso problema, e la scelta dipende da quali informazioni abbiamo a disposizione.

Via 1 — Superficie perpendicolare (linee di campo)

È il metodo diretto del paradigma di Faraday:

  1. Disegna (o immagina) le linee di campo nella regione di interesse.
  2. Scegli una piccola superficie SS_\perp perpendicolare alle linee nel punto desiderato.
  3. Conta NN, la carica equivalente in coulomb delle linee che la attraversano.
  4. Calcola E=4πkN/S|\vec{E}| = 4\pi k\, N/S_\perp.

Quando il problema possiede una simmetria — sferica, cilindrica o planare — si può scegliere SS_\perp in modo che l’intero flusso si riduca al prodotto ES|\vec{E}| \cdot S_\perp: questo è esattamente ciò che fa il teorema di Gauss. La simmetria fa il lavoro pesante, permettendo di portare E|\vec{E}| fuori dalla somma sui contributi delle linee.

Via 2 — Gradiente del potenziale

Se si conosce VV nello spazio (o si possono disegnare le equipotenziali), si usa EΔVΔd|\vec{E}| \approx \frac{|\Delta V|}{\Delta d} dove Δd\Delta d è la distanza tra due equipotenziali ravvicinate con differenza ΔV|\Delta V|. La direzione di E\vec{E} è perpendicolare all’equipotenziale, nel verso in cui VV decresce.

La Via 2 è spesso la più comoda quando si dispone di una mappa di potenziale: l’intensità del campo si legge dalla spaziatura delle equipotenziali (più fitte, campo più intenso) e la direzione dalla perpendicolare alle stesse. È il legame fra campo e potenziale letto all’inverso rispetto alla definizione di VV.

Attenzione

E\vec{E} punta sempre dal potenziale alto verso il potenziale basso — come l’acqua che scende. In termini formali, E\vec{E} è il “gradiente in discesa” di VV, con il segno meno: il campo indica la direzione lungo cui il potenziale diminuisce più rapidamente.

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From the preceding concepts — field lines, line density and equipotentials — two complementary strategies emerge for finding the field E\vec{E} at a point. The first starts from the sources and the field lines, the second from the potential and the equipotentials: they are two doors into the same problem, and the choice depends on which information we have available.

Way 1 — Perpendicular surface (field lines)

This is the direct method of Faraday’s paradigm:

  1. Draw (or imagine) the field lines in the region of interest.
  2. Choose a small surface SS_\perp perpendicular to the lines at the desired point.
  3. Count NN, the equivalent charge in coulombs of the lines crossing it.
  4. Calculate E=4πkN/S|\vec{E}| = 4\pi k\, N/S_\perp.

When the problem has a symmetry — spherical, cylindrical or planar — SS_\perp can be chosen so that the entire flux reduces to the product ES|\vec{E}| \cdot S_\perp: this is exactly what Gauss’s theorem does. Symmetry does the heavy lifting, allowing E|\vec{E}| to be taken out of the sum over the line contributions.

Way 2 — Gradient of the potential

If VV is known throughout space (or the equipotentials can be drawn), we use EΔVΔd|\vec{E}| \approx \frac{|\Delta V|}{\Delta d} where Δd\Delta d is the distance between two nearby equipotentials with difference ΔV|\Delta V|. The direction of E\vec{E} is perpendicular to the equipotential, in the direction in which VV decreases.

Way 2 is often the most convenient when a potential map is available: the field strength is read from the spacing of the equipotentials (denser, stronger field) and the direction from their perpendicular. It is the link between field and potential read in reverse with respect to the definition of VV.

Warning

E\vec{E} always points from high potential towards low potential — like water flowing downhill. In formal terms, E\vec{E} is the “downhill gradient” of VV, with the minus sign: the field indicates the direction along which the potential decreases most rapidly.

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