L’onda più semplice è l’onda armonica, il cui profilo ha la forma di un coseno che si ripete identico nello spazio e nel tempo. È il mattone elementare di tutti i fenomeni ondulatori: qualsiasi onda, per quanto complicata, può essere pensata come somma di onde armoniche. Questa sezione introduce la funzione d’onda armonica con le sue grandezze caratteristiche, definisce la velocità di propagazione e chiude con l’antico dibattito storico sulla natura ondulatoria o corpuscolare della luce.
Prova tu — simulazione interattiva
The simplest wave is the harmonic wave, whose profile has the shape of a cosine that repeats identically in space and time. It is the elementary building block of all wave phenomena: any wave, however complicated, can be thought of as a sum of harmonic waves. This section introduces the harmonic wave function with its characteristic quantities, defines the propagation speed, and closes with the age-old historical debate over the wave or corpuscular nature of light.
Try it — interactive simulation
L’onda più semplice è l’onda armonica: il suo profilo è una funzione coseno, la stessa curva liscia e periodica del moto armonico semplice, ma “congelata” nello spazio. Ogni punto del mezzo compie un’oscillazione armonica attorno alla propria posizione di equilibrio; punti vicini oscillano leggermente sfasati tra loro, e questo sfasamento crescente lungo lo spazio è ciò che dà all’onda la sua forma sinuosa e la fa apparire in movimento.
Onda armonica: = ampiezza, = lunghezza d’onda, = velocità di propagazione.
La curva è descritta da una funzione d’onda che dipende sia dalla posizione sia dal tempo : fissato un istante, ci dà la “fotografia” del profilo dell’onda; fissato un punto, ci dà l’oscillazione nel tempo di quel punto del mezzo.
Formula chiave — Funzione d'onda armonica
L’argomento del coseno, la fase , contiene tutta l’informazione. Vediamo il significato di ciascuna grandezza.
Le grandezze dell'onda armonica
- = ampiezza: massimo scostamento dalla posizione di equilibrio.
- = lunghezza d’onda: distanza spaziale dopo cui il profilo si ripete identico.
- = periodo: tempo dopo cui l’oscillazione di un punto si ripete identica.
- = frequenza: numero di oscillazioni al secondo, .
- = numero d’onda: quanti radianti di fase “entrano” in ogni metro di spazio.
- = pulsazione: quanti radianti di fase scorrono in ogni secondo.
- = fase iniziale: fissa il valore dell’onda in , .
I due fattori non sono un capriccio: servono a trasformare una ripetizione “geometrica” (una lunghezza d’onda, un periodo) nei radianti di cui il coseno ha bisogno per compiere un ciclo completo. Così, avanzando di una lunghezza d’onda la fase spaziale cresce esattamente di , e trascorrere un periodo fa crescere la fase temporale di : in entrambi i casi il coseno ritorna al valore di partenza, com’è giusto per un fenomeno periodico.
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The simplest wave is the harmonic wave: its profile is a cosine function, the same smooth, periodic curve as simple harmonic motion, but “frozen” in space. Every point of the medium performs a harmonic oscillation about its own equilibrium position; neighbouring points oscillate slightly out of phase with one another, and this growing phase shift along space is what gives the wave its sinuous shape and makes it appear to move.
Harmonic wave: = amplitude, = wavelength, = propagation speed.
The curve is described by a wave function that depends both on position and on time : fix an instant, and it gives the “snapshot” of the wave profile; fix a point, and it gives the oscillation in time of that point of the medium.
Key formula — Harmonic wave function
The argument of the cosine, the phase , contains all the information. Let’s look at the meaning of each quantity.
The quantities of the harmonic wave
- = amplitude: maximum displacement from the equilibrium position.
- = wavelength: spatial distance after which the profile repeats identically.
- = period: time after which the oscillation of a point repeats identically.
- = frequency: number of oscillations per second, .
- = wave number: how many radians of phase “fit” into every metre of space.
- = angular frequency: how many radians of phase elapse every second.
- = initial phase: fixes the value of the wave at , .
The two factors of are not a whim: they serve to turn a “geometric” repetition (a wavelength, a period) into the radians the cosine needs to complete a full cycle. So, advancing by one wavelength , the spatial phase grows by exactly , and the passing of one period makes the temporal phase grow by : in both cases the cosine returns to its starting value, as is fitting for a periodic phenomenon.
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Un’onda armonica avanza: il suo profilo, quella curva a coseno, si sposta rigidamente nello spazio col passare del tempo. La velocità di propagazione misura proprio quanto rapidamente si sposta il profilo. Il modo più diretto di ottenerla è osservare che, nel tempo di un periodo , l’onda avanza esattamente di una lunghezza d’onda : percorre una distanza in un tempo .
Formula chiave — Velocità di propagazione
Le tre scritture sono equivalenti: da segue , e sostituendo e si ottiene . Sono solo tre punti di vista sulla stessa grandezza, comodi a seconda che si conoscano periodo e lunghezza d’onda, oppure pulsazione e numero d’onda.
Cosa si muove davvero
La velocità è la velocità con cui si sposta il profilo dell’onda, non la velocità delle particelle del mezzo. Ogni particella si limita a oscillare avanti e indietro attorno alla propria posizione di equilibrio, senza mai viaggiare insieme all’onda. Ciò che si propaga è la forma del disturbo — e con essa l’energia — mentre la materia resta al suo posto.
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A harmonic wave advances: its profile, that cosine curve, moves rigidly through space as time passes. The propagation speed measures precisely how fast the profile moves. The most direct way to obtain it is to observe that, in the time of one period , the wave advances by exactly one wavelength : it covers a distance in a time .
Key formula — Propagation speed
The three expressions are equivalent: from it follows that , and substituting and gives . They are just three viewpoints on the same quantity, convenient depending on whether you know the period and wavelength, or the angular frequency and wave number.
What actually moves
The speed is the speed at which the wave’s profile moves, not the speed of the particles of the medium. Each particle merely oscillates back and forth about its own equilibrium position, never travelling along with the wave. What propagates is the shape of the disturbance — and with it the energy — while the matter stays put.
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La natura della luce fu oggetto di uno dei più grandi dibattiti della storia della fisica. Isaac Newton, forte del suo immenso prestigio, sosteneva che la luce fosse composta da minuscoli “corpuscoli” sparati dalle sorgenti luminose. Christiaan Huygens proponeva invece che la luce fosse un’onda che si propaga in un mezzo, come il suono nell’aria (Simonyi 2012, cap. 3).
Il dibattito sembrò risolversi nel 1801, quando il medico inglese Thomas Young (1773–1829) realizzò l’esperimento della doppia fenditura: facendo passare la luce attraverso due sottili fenditure vicine, osservò frange chiare e scure, un fenomeno spiegabile solo con l’interferenza tra onde. L’autorità di Newton era però tale che Young fu ridicolizzato per anni; solo dopo la conferma sperimentale e teorica di Augustin Fresnel (1815) la teoria ondulatoria prevalse (Simonyi 2012, cap. 4).
Contesto storico — Il ritorno del corpuscolo
Ironia della storia: nel 1905 Einstein dimostrò che la luce ha anche natura corpuscolare (i fotoni), dando ragione in parte a Newton. La luce è al tempo stesso onda e particella: è il dualismo onda-particella della meccanica quantistica (Einstein e Infeld 1965, cap. 1). Non si tratta di scegliere tra due immagini rivali, ma di accettare che nessuna delle due, da sola, basta a descrivere il comportamento della luce.
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The nature of light was the subject of one of the greatest debates in the history of physics. Isaac Newton, backed by his immense prestige, held that light was made of tiny “corpuscles” fired from luminous sources. Christiaan Huygens instead proposed that light was a wave propagating through a medium, like sound in air (Simonyi 2012, ch. 3).
The debate seemed to be settled in 1801, when the English physician Thomas Young (1773–1829) carried out the double-slit experiment: passing light through two narrow, closely spaced slits, he observed bright and dark fringes, a phenomenon explainable only by the interference of waves. Newton’s authority was such, however, that Young was ridiculed for years; only after the experimental and theoretical confirmation by Augustin Fresnel (1815) did wave theory prevail (Simonyi 2012, ch. 4).
Historical context — The return of the corpuscle
A twist of history: in 1905 Einstein showed that light also has a corpuscular nature (photons), partly vindicating Newton. Light is at once wave and particle: it is the wave–particle duality of quantum mechanics (Einstein and Infeld 1965, ch. 1). It is not a matter of choosing between two rival pictures, but of accepting that neither, on its own, suffices to describe the behaviour of light.
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